Lino Banfi e l'IT

Daniele Luttazzi

Genova, 2001. Intervista a Mark Covell

Cerco un centro di gravità permanente…

Non si capisce da dove venga tutta questa voglia di cercare e difendere la zona di centro della politica italiana. Si, quella più propriamente politica io la capisco, quella che lo stesso Prodi si sforza di promuovere appena può con tutto se stesso. Quella volontà politica che ritiene che un fare politica per dirsi maturo e serio, debba promuovere la moderazione e la tutela dei ceti medi, dei ceti che convergono per loro naturale vocazione al centro. Una politica che ormai dal dopoguerra pensa di avere una fondamentale certezza, e cioè che la democrazia e il suo primato si fonda sul ceto medio, sul ceto che non è ne ricco ricco, e nè povero povero; e che se non c’è un ceto medio forte e ben saldo la democrazia si degrada fino a diventare vaneggiamento e dittatura.

Il centro dunque come garante della democrazia. I ceti medi come ossatura portante della cosa pubblica. Se sei senza lavoro, o se ne possiedi uno precario, o se ne possiedi uno ma malpagato sicuramente non puoi far parte del ceto medio, della moderazione, dell’ossatura della cosa pubblica, perchè il tuo pensiero e la tua mano traghettano solo rabbia e indignazione per una cosa pubblica che è diventata sempre più cosa di pochi. Viceversa se sei pieno di soldi, se non sai come spenderli, non puoi far parte del ceto medio, della moderazione, perchè il tuo pensiero e la tua mano non sanno proprio che farsene della cosa pubblica, del suo senso e del suo significato: pensano che abbia un significato ma che non li riguardi.

Se sei impiegato, medio imprenditore, professore (ma non universitario!), se cioè fai parte del terziario e dei suoi derivati, molto probabilmente dovresti avere a cuore la moderazione, lo spirito della cosa pubblica, dovresti avere nella mente e nella mano un grande amore per la conciliazione e pace sociali, cioè dovresti incarnare quello che Hegel chiamava lo spirito dello stato e delle sue mediazioni.

Quando parlano di moderazione, di centro, nel linguaggio dei politici si sta parlando di voglia di conciliazione e pace sociali, si sta parlando di senso delle istituzioni e delle cose che deve stare nella politica, e dicono che questo genere di cose le deve avere il precario come il miliardario, e che il compito della politica deve essere quello di cercare zone franche dove sia accessibile una convivenza dei minimi consentiti all’interno dei quali si tuteli un decoroso stipendio, una decorosa pensione, una decorosa legge sulla prima casa, eccetera: cercano di salvare sul piano moral-politicheggiante una vera e propria differenza di classe e di ceto: si cerca di conciliare quello che non si può conciliare. Ma non è forse che così facendo, i politicanti vogliono semplicemente salvare il proprio ruolo parlamentare, cercando di farci credere che loro hanno sempre delle soluzioni a problemi che in realtà, attraverso l’ottica del Centro e della moderazione sembrano non averne?

Noran

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