Lino Banfi e l'IT

Daniele Luttazzi

Genova, 2001. Intervista a Mark Covell

Beppe Grillo - Voglia di leader

Pare che il problema della politica italiana sia quello di frenare l’antipolitica che si chiama Beppe Grillo. Il movimento del comico genovese è saldo e forte, si basa sulla potenza della rete, dei suoi innumerosi contatti quotidiani e delle organizzazioni radicate con forza e tenacia nei territori, e naturalmente nella catarsi delle sue manifestazioni come quella del V. day.

Il movimento dei grillini non è antipolitico, non vuole spazzare via la politica perchè sa bene che una tale cosa è semplicemente impossibile, ma le istituzioni all’interno delle quali tradizionalmente si è tramandata. Vuole mandare a casa i partiti, i luoghi in cui da sempre si è fatta politica; crede che la gente attarverso la rete e le sezioni cittadine si possa organizzare e proporre alla politica quello che si deve e non si deve fare. Cioè pensa ai politici come dipendenti, allo stesso modo in cui lo possono essere i garzoni di bottega o i salumai. Nell’ottica dei grilli non c’è più il cittadino che attraverso la militanza cambia pelle e diventa un politico, una persona del parlamento che quando gli elettori hanno culo, tutela i diritti dei cittadini. No. La politica, per i grilli è fatta di proposte e denunce, di passione e rabbia, e per questo occorrono gli strumenti per concretizzare le proposte e amplificare le denunce: è l’inverso, sono i politici che devono spogliarsi di una certa sacralità e impunità, e devono servire i cittadini. Insomma i grilli, ma poi tantissima gente, vuole che chi fà politica non lo faccia per professione, ma per vocazione: dopo un tot di tempo si deve poter andare a casa.

Il direttore del TG2, Mauro Mazza è preoccupato. Teme che domani uno qualsiasi, sentendo i discorsi di Grillo, pigli una pistola e spari sui politici. Grillo? Uno che getta del fango sulla democrazia e sulle istituzioni. E che per questo foraggia un movimento di qualunquismo molto pericoloso e corrosivo. Certo è, al di là della condivisione della preoccupazione del direttore del TG2, che il movimento dei grilli si presenterà alle elezioni sotto la veste della lista civica. Una lista dove non ci saranno ladri, assassini e il tipo strano per parafrasare una canzone di Fabrizio de Andrè. Liste della Morale, contro il Male della politica.

A differenza dei girotondi e dell’ondata degli anni novanta, che scosse l’Italia in lungo e in largo con tangentopoli, questo movimento dei grilli possiede voti ed elettori pieni di rabbia e passione. Il problema politico dunque si pone in termini di organizzazione e di liderismo: colgo la provocazione del direttore del TG2 (pur non condividendola) e dico: come la mettiamo? Cioè come la mettiamo se domani un folle spari a Grillo? Voglio dire, il suo movimento come si organizzerà al suo interno per non morire di liderismo, o proclamatori del regno come dentro i testimoni di geova ? Quello del liderismo è l’unica critica seria che bisogna apporre, e non altre, per il semplice motivo che al V-day se non ci fosse stato grillo, non ci sarebbero state tutte quelle persone: il limite del suo movimento è lui stesso.

Noran

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